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Blue Hole di Dahab: nel pozzo blu più famigerato del Mar Rosso

Poco dopo l'alba, quando la pista sterrata a nord di Dahab è ancora silenziosa, i primi ad arrivare al Blue Hole sono spesso gli apneisti: sistemano le boe nel cerchio d'acqua scura, fissano i cavi e cominciano a scendere, un respiro alla volta, dentro un pozzo che sprofonda per oltre cento metri a due passi dalla riva. Poi arrivano i fuoristrada carichi di subacquei, i cammelli, i gestori dei caffè beduini che accendono i fornelli per il tè. Nel giro di poche ore questo angolo del Sinai egiziano si trasforma in uno dei luoghi più frequentati, fotografati e discussi dell'intero Mar Rosso.

Dove il deserto incontra l'abisso

Il Blue Hole si apre nel reef costiero del golfo di Aqaba, là dove le montagne aride del Sinai scendono ripide fino al mare. È una dolina sommersa: un camino quasi circolare di acqua libera, circondato su quasi ogni lato dal corallo vivo della barriera di frangia. Formazioni di questo tipo vengono in genere spiegate come fenomeni carsici, cavità dissolte nel calcare in epoche in cui il livello del mare era molto più basso di oggi e poi sommerse dalla risalita degli oceani. Il risultato, a Dahab, è un luogo di rara comodità: si entra in acqua camminando dalla spiaggia di ghiaia, la conca è riparata dal vento e dall'onda che battono i tratti più esposti della costa, e la corrente all'interno è praticamente assente. Dalla superficie il pozzo si annuncia come un brusco cambio di colore, dal turchese chiaro della piattaforma al blu d'inchiostro che gli ha dato il nome. Acqua profonda, limpida e tranquilla a pochi passi da riva: è questa combinazione ad aver reso il sito irresistibile, e a renderlo spietato con chi lo sottovaluta.

Anatomia del pozzo: la sella e l'Arco

Due elementi definiscono la topografia del Blue Hole, e non potrebbero essere più diversi. Il primo è la sella, un varco poco profondo nella corona del reef sul lato del mare aperto, a soli sei o sette metri sotto la superficie. È la porta sicura del sito: ricoperta di coralli duri, animata da nuvole di pesce, perfetta da attraversare a fine immersione perché la sua quota coincide con quella della sosta di sicurezza.

Il secondo è l'Arco, ed è tutt'altra storia. In profondità, sul lato rivolto al largo, la roccia si apre in un tunnel la cui volta si trova attorno ai 55 metri; il passaggio corre per circa 26 metri attraverso la muraglia del reef prima di sbucare su una parete esterna che precipita nel blu senza fondo apparente. Illuminato dalla luce che filtra dal mare aperto, l'Arco è di una bellezza quasi irreale, e proprio per questo inganna: nell'acqua limpidissima sembra vicino, e il tunnel sembra breve. In realtà si trova ben oltre i limiti dell'immersione ricreativa, a quote in cui l'aria respirata diventa narcotica e una singola bombola non lascia margini. È territorio per subacquei tecnici addestrati, con miscele e pianificazione adeguate, e per nessun altro.

Perché lo chiamano il cimitero dei subacquei

Sulla falesia accanto all'ingresso, una serie di targhe commemorative ricorda chi da queste acque non è più riemerso. Il numero esatto delle vittime non lo conosce nessuno; le stime parlano di decine di casi nel corso dei decenni, e secondo alcuni conteggi molti di più. La grande maggioranza riguarda subacquei che hanno superato di gran lunga i limiti del proprio brevetto inseguendo l'Arco con una sola bombola d'aria. A quelle profondità la narcosi d'azoto offusca il giudizio proprio quando servirebbe la massima lucidità, la scorta di gas si consuma a vista d'occhio e sopra la testa c'è un soffitto di roccia.

Il caso più noto è quello di Yuri Lipski, giovane istruttore russo-israeliano morto nel pozzo nel 2000: le immagini registrate dalla sua stessa telecamera fecero in seguito il giro del mondo come monito agghiacciante. Subacquei tecnici locali hanno recuperato negli anni molti dei dispersi. Eppure il paradosso resta: affrontato entro i limiti ricreativi, il Blue Hole è un sito tranquillo, riparato e tecnicamente facile.

L'immersione che vale il viaggio: dalle Bells alla sella

Il modo classico di vivere il sito non richiede alcun primato di profondità. Una breve passeggiata a nord lungo la riva porta alle Bells, una stretta spaccatura che taglia la piattaforma corallina. Si scende in fila indiana dentro il camino di roccia, con il luccichio del mare sopra la testa, e si esce da una finestra direttamente sulla parete esterna. Da lì l'immersione diventa una deriva rilassata verso sud lungo una delle pareti più belle del golfo di Aqaba: da un lato l'abisso, dall'altro un arazzo di coralli molli e gorgonie che si accende nella luce del mattino.

La parete termina alla sella, che si attraversa a quota di sicurezza per entrare nel catino protetto del Blue Hole e concludere l'immersione lungo il suo pendio interno. Il percorso regala tutta la scenografia per cui il sito è celebre, il blu profondo, la roccia verticale, l'arrivo nel pozzo leggendario, rimanendo interamente dentro i limiti della subacquea sportiva. Non a caso è una delle immersioni da riva più amate d'Egitto.

Apnea: il richiamo del blu a Dahab

Se i subacquei con le bombole si avvicinano al pozzo con cautela, gli apneisti ne hanno fatto una meta di pellegrinaggio. Dahab è cresciuta fino a diventare una delle capitali mondiali dell'apnea, e il Blue Hole ne è il cuore: acqua profonda, calda e piatta che comincia a pochi metri dalla riva, un lusso raro per l'allenamento in assetto costante. Le scuole del paese insegnano di tutto, dal primo corso di respirazione fino alla preparazione agonistica, e atleti di livello internazionale trascorrono qui intere stagioni seguendo i cavi zavorrati verso il buio.

Alcuni fuoriclasse hanno attraversato l'Arco con un solo respiro, imprese compiute con squadre di sicurezza, assistenza subacquea e anni di preparazione alle spalle. Per chi visita il sito da apneista valgono regole semplici e non negoziabili: mai da soli, sempre con un compagno qualificato o un istruttore, e con il rispetto che questo specchio d'acqua si è tristemente guadagnato.

Il reef vivo intorno al pozzo

Parlando di profondità si dimentica facilmente che il Blue Hole è anche una barriera corallina viva. L'interno del camino, in ombra e privo di corrente, resta piuttosto spoglio sotto i primi metri illuminati; il bordo e la parete esterna raccontano un'altra storia. Sulla sella i coralli duri crescono fitti, nuvole di anthias arancioni pulsano dove batte la luce, pesci farfalla e pesci bandiera lavorano fra le madrepore, i pesci leone planano sotto le sporgenze e le murene spuntano dalle fessure. Con un po' di fortuna passa una tartaruga, e uno sguardo verso il blu può regalare barracuda o carangidi di passaggio. Chi fa snorkeling lungo la corona vede spesso quanto i subacquei, perché è nei primi metri che la vita è più densa. Proprio per questo contano le buone maniere: assetto impeccabile sopra la sella, niente contatti con il corallo, niente rifiuti sulla spiaggia.

Quando andare e come organizzarsi

Si raggiunge il sito da Dahab con fuoristrada o pickup lungo la pista costiera, un tragitto breve e panoramico fra montagna e mare. I caffè beduini sul bordo dell'acqua offrono ombra, tè e un posto dove lasciare l'attrezzatura fra un'immersione e l'altra; tutto il necessario si noleggia comodamente in paese, dove abbondano centri sub e scuole di apnea con guide che conoscono il sito a memoria. Le prime ore del mattino sono in genere le più tranquille, prima dell'arrivo delle gite giornaliere. L'acqua passa da fresca in inverno, quando conviene una muta più spessa, a molto calda in piena estate, e la visibilità è spesso eccellente. Un'ultima avvertenza che vale più di tutte: decidete prima il vostro limite di profondità e rispettatelo, perché qui l'acqua limpida lusinga chiunque.

Sulla mappa

Il Blue Hole è solo uno dei punti forti di una costa costellata di pareti, canyon e giardini di corallo, e si apprezza davvero solo nel suo contesto. Aprite la nostra mappa interattiva per individuare il pozzo sulla costa del Sinai, esplorare i siti d'immersione vicini a Dahab e cominciare a disegnare il vostro itinerario nel Mar Rosso.