USAT Liberty a Tulamben: il grande relitto di Bali che si raggiunge dalla spiaggia
All'alba, sulla spiaggia di Tulamben, i portatori attraversano i ciottoli neri di origine vulcanica con le bombole dei subacquei, mentre alle spalle del villaggio si staglia la sagoma del monte Agung. A poche decine di metri dalla riva, adagiato su un pendio di sabbia scura, riposa il relitto della USAT Liberty: una nave da trasporto dell'esercito americano silurata da un sommergibile giapponese nel 1942 e spinta in mare, ventuno anni dopo, da una delle eruzioni più violente della storia recente dell'Indonesia. Non serve alcuna barca. Si entra in acqua dalla spiaggia, si nuota per un breve tratto e si scende su un pezzo di Seconda guerra mondiale trasformato in barriera corallina.
Un relitto che si raggiunge a nuoto dalla riva
È proprio l'accesso a rendere unica questa immersione. Ci si equipaggia sulla spiaggia, si avanza con cautela sui ciottoli levigati - dei calzari robusti fanno la differenza - e si nuota sopra la sabbia scura fino a quando le prime strutture incrostate di corallo emergono dal blu. Niente orari di partenza, niente gommoni da riempire: chi vuole essere in acqua alle prime luci, alle prime luci è in acqua. Questa libertà ha reso le immersioni all'alba e quelle notturne una vera tradizione locale. E poiché l'ingresso è così semplice, nella stessa giornata si possono fare più immersioni sul relitto, ognuna con un percorso e una luce diversi. Merita una menzione anche un'istituzione del posto: le portatrici di Tulamben, donne del villaggio che trasportano bombole e attrezzatura in equilibrio sulla testa con una naturalezza sorprendente.
La storia della USAT Liberty
La nave è molto più vecchia della guerra che ne ha deciso la sorte. Fu costruita nel 1918, nella fase finale della Prima guerra mondiale, come unità da carico e trasporto per gli Stati Uniti, e trascorse gli anni tra i due conflitti nel servizio mercantile. Allo scoppio della guerra del Pacifico venne richiamata ai compiti militari con la denominazione USAT Liberty, dove la sigla USAT sta per United States Army Transport. Con i suoi circa 120 metri di lunghezza era una nave imponente, ben più grande della maggior parte dei relitti affondati apposta per creare barriere artificiali. Quella scala si percepisce ancora oggi sott'acqua: percorrerla da un'estremità all'altra richiede buona parte dell'immersione, e anche i subacquei più navigati restano colpiti dalla quantità di acciaio distesa sul pendio.
Il siluro nello stretto di Lombok
Nel gennaio del 1942, poche settimane dopo l'attacco a Pearl Harbor, la Liberty stava attraversando lo stretto di Lombok, a est di Bali, con un carico che comprendeva materiale ferroviario e gomma, merci strategiche in una regione che stava precipitando nella guerra totale. L'11 gennaio 1942 fu colpita da un siluro lanciato dal sommergibile giapponese I-166. La nave non affondò subito. Due cacciatorpediniere alleati, l'americano USS Paul Jones e l'olandese HNLMS Van Ghent, la presero a rimorchio nel tentativo di portarla verso la costa settentrionale di Bali, ma le falle imbarcavano troppa acqua. Piuttosto che perderla in acque profonde, la si fece arenare sulla spiaggia di Tulamben, dove carico e dotazioni poterono essere recuperati. E lì rimase, sopra la linea di galleggiamento, per oltre vent'anni: un punto di riferimento arrugginito per il villaggio, non ancora un sito di immersione.
L'eruzione dell'Agung e la seconda vita del relitto
Ciò che il siluro aveva iniziato, il vulcano lo portò a termine. Nel 1963 il monte Agung, la vetta più alta di Bali, eruttò in modo catastrofico, devastando interi villaggi della regione di Karangasem e causando ben oltre mille vittime: resta una delle eruzioni più letali del ventesimo secolo in Indonesia. Le scosse e le colate legate all'eruzione spostarono lo scafo arenato, facendolo scivolare dalla riva lungo il pendio sabbioso, dove si assestò all'incirca parallelo alla spiaggia. Da quella tragedia nacque, paradossalmente, un sito dalla geometria quasi perfetta: abbastanza vicino a riva per una breve nuotata in superficie, abbastanza basso nelle sezioni superiori per gli snorkelisti e i subacquei alle prime armi, abbastanza profondo sul lato del mare aperto da gratificare i più esperti.
Com'è fatta l'immersione: profondità e percorsi
Le strutture meno profonde iniziano intorno ai cinque metri, mentre le sezioni più basse arrivano a circa trenta metri. Questa escursione consente profili molto diversi tra loro. Una prima esplorazione classica scende lungo la sabbia, costeggia il fianco profondo rivolto al largo e risale poi gradualmente sopra le sovrastrutture, per concludersi nella zona bassa dove la sosta di sicurezza diventa parte della visita. Tra il siluro, i lavori di recupero e la violenza dell'arrivo in acqua, lo scafo è ormai ampiamente aperto: non un relitto integro con penetrazioni impegnative, ma un vasto scheletro d'acciaio collassato fatto di stive, caldaie, ordinate e lamiere, attraversato da passaggi e aperture in cui la luce entra a fasci. Per i fotografi, il contrasto tra acqua blu, sabbia nera e travi rivestite di corallo è l'immagine simbolo del sito.
La vita marina tra le lamiere
Oltre sessant'anni di immersione hanno trasformato l'acciaio in una barriera a tutti gli effetti. Coralli molli, spugne e gorgonie rivestono le strutture, e la sabbia attorno al relitto ospita colonie di anguille giardiniere che ondeggiano come fili d'erba e spariscono nel fondo all'avvicinarsi dei subacquei. Sopra lo scafo pattugliano banchi fittissimi, tra cui i carangidi occhione che formano periodicamente spettacolari vortici argentati, insieme a pesci dolcelabbra, pesci pipistrello e qualche barracuda. Gli abitanti più celebri restano però i pesci pappagallo gibbosi: colossi dalla fronte massiccia che si incontrano con maggiore certezza alle prime luci del giorno, ed è questo il vero motivo per cui l'immersione all'alba sulla Liberty è diventata un rito. Anche gli appassionati di macro trovano pane per i loro denti, tra nudibranchi, gamberetti e altre minuzie nascoste nelle incrostazioni.
Quando andare e a chi è adatta
Poche immersioni famose sono così democratiche. Le sezioni superficiali si prestano allo snorkeling e ai brevettati da poco, mentre il lato profondo offre ai subacquei avanzati un profilo più completo. Le condizioni sono in genere tranquille, anche se un po' di onda può rendere più impegnativo l'ingresso sui ciottoli, e la visibilità varia con la stagione e le piogge. Il sito è praticabile tutto l'anno. L'unico vero limite è la popolarità: a metà mattina, nei giorni di punta, il relitto può risultare affollato. La contromossa è semplice: entrare in acqua all'alba, quando i pappagalli gibbosi sono in giro, la luce è dorata e per qualche minuto una nave del 1942 può sembrare tutta vostra. Tulamben, del resto, dista solo qualche ora di strada dalle zone turistiche del sud di Bali. Nel pianificare il viaggio conviene prevedere due o tre giorni sul posto: abbastanza per combinare immersione all'alba, immersioni diurne e una notturna sulla Liberty, lasciando comunque tempo per gli altri reef e le franate della stessa costa, che meritano una visita per conto loro. Anche la notturna, con i polipi dei coralli aperti e i predatori in caccia nel fascio delle torce, regala al relitto un carattere completamente diverso.
Sulla mappa
La USAT Liberty è soltanto uno dei tantissimi relitti e siti di barriera che abbiamo censito in tutto il mondo, e vederla nel suo contesto rende molto più semplice organizzare il viaggio. Aprite la nostra mappa interattiva, cercate la costa nord-orientale di Bali e troverete il relitto della Liberty insieme ai siti vicini lungo il litorale di Karangasem: il punto di partenza ideale per costruire il resto del vostro itinerario subacqueo a Bali.